Che cos’è il design thinking?

Il design rende le cose reali

Che cos’è il design thinking?

Un giorno mentre ero al mare ho pensato ad un prodotto che mi sarebbe piaciuto ideare e siccome mi trovavo con degli amici ho deciso di chiedere loro cosa pensassero di quell’idea, se l’avrebbero usata e se l’avrebbero trovata comoda.

Era dunque mio compito capire come rendere l’oggetto funzionale e attraente, mettendo in discussione ciò che avevo dato per buono fino a quel momento.

Avevo letto da poco il libro di Donald A.Normann “Emotional design” dove lo scrittore muoveva una critica verso i designer dicendo che molto spesso questi ultimi progettano pensando ai loro gusti e non al cliente di riferimento, ai suoi problemi e all’atteggiamento verso un dato oggetto.

Con quest’esempio vi ho spiegato in poche parole cos’è il DESIGN THINKING, ma entriamo un po’ più nel dettaglio.

Un progetto per avere una buona riuscita deve avere sempre un target (o cliente tipo) di riferimento e ciò che deve interessare maggiormente noi progettisti è la risoluzione degli eventuali problemi che quel dato cliente ha in quel momento.

Il design thinking deve trovare soluzioni mettendo al centro la persona (human-centered) e risulta essere anche un modo per applicare le metodologie del design alla vita di tutti i giorni nella risoluzione di problemi.

Concentrandoci nel design thinking applicato al mondo design in generale, abbiamo quattro punti fondamentali:

1- DEFINIZIONE DEL PROBLEMA

Per affrontare questa prima fase un designer deve entrare in contatto con l’utente che ha il medesimo problema, capire cosa crea frustrazione o impossibilità di utilizzo.

E’ importante tenere a mente che non stiamo progettando per noi (designer o azienda) ma per il nostro utente e quest’ultimo non può essere solo un soggetto utopico, ma qualcuno di reale con cui poter entrare in contatto.

2- VALUTAZIONE DELLE OPZIONI

Ho sempre voluto fortemente confrontarmi con altri professionisti sia perché l’individualismo è un brutto male da combattere sia perché in questa fase il confronto è cruciale.

Non sempre la soluzione che il nostro ingegno ci da per buona è effettivamente così. E’ importante prendere in considerazione altre opzioni magari suggerite dai componenti del proprio team.

3- TESTARE LE OPZIONI (prototipazione)

Nel mio ambito, questa è la fase della prototipazione in cui viene realizzato il modello “grezzo” dell’oggetto, si ragiona con il proprio team e ci si interfaccia con il cliente per mostrargli i pro e i contro di quella dataproposta, prima di arrivare assieme alla soluzione definitiva.

Molto spesso in questa fase vengono fatte molte prove affinché si possa raggiungere il risultato migliore in termini di funzionalità, estetica e costi di realizzazione.

4- PROGETTAZIONE (realizzazione del progetto)

A questo punto abbiamo il quadro più chiaro della situazione, il primo passo da fare è chiedere a una persona esterna al progetto di utilizzare l’oggetto e capire cosa le trasmette.

Capiamoci, non siamo degli artisti che devono solo emozionare, dobbiamo sia emozionare che funzionare. Quindi l’oggetto non può essere soltanto bello se poi crea frustrazione nell’utilizzo.

Se così fosse dobbiamo fare un passo indietro e valutare qualche altra opzione.

Il design thinking è utile sia per il designer che per l’azienda che vuole produrre un oggetto valutando la strada migliore.

Molto spesso ci troviamo davanti una miriade di opzioni e saper scegliere in maniera efficiente e veloce non è sempre semplice, quindi uno strumento di supporto se usato con coerenza e preparazione può essere utile.